immagine di Canossa

Il monumento

   La caratteristica del Tempietto del Petrarca è quella di essere stato costruito, nella prima metà del XIX secolo, per volontà e per lo più con i fondi di privati cittadini: intellettuali e nobili di Parma almeno all’inizio, dal momento che Selvapiana allora, come ai tempi in cui la visitò il Petrarca, dipendeva dalla giurisdizione parmense.
   L’ideatore e promotore ‘principe’ del monumento fu il barone Vincenzo Mistrali, che si mosse fin dal 1820 per proteggere i ruderi della casa del Petrarca nel sito detto «alle Pendici» tramite la costruzione di un nuovo edificio che li potesse contenere. La prima richiesta in questo senso inoltrata dal Mistrali alla Duchessa Maria Luigia d’Austria andò a vuoto: il progetto fu considerato troppo dispendioso per le casse malconce del Ducato. Nel 1835 lo stesso Mistrali, diventato nel frattempo Ministro delle Finanze, acquistò di sua tasca il terreno in cui giacevano le rovine della cosiddetta casa del Petrarca. Intorno a lui si raccoglievano frattanto persone e fondi per la realizzazione del nobile progetto.
   Nel 1838 Angelo Pezzana, bibliotecario della Parmense (ora Palatina), pubblicò una Proposta, nella quale si illustrava il progetto di costruire in Selvapiana un «novello edifizio» in onore del grande poeta, circondato di «fresco et odorifero laureto» (Petrarca); al progetto seguiva l’elenco dei sottoscrittori, ormai più di quattrocento, che costituivano il nerbo della «Società per l’Edificio da costruirsi alla memoria di F. Petrarca», attiva dal 1838 fino ai primi anni venti del novecento. 
 
   Il progetto del Tempietto fu affidato a Niccolò Bettoli, primo architetto della corte di Maria Luigia, e a Paolo Toschi. Il Tempietto, nel progetto definitivo, venne giocoforza ridimensionato a causa dei problemi finanziari che affliggevano la Società, nel frattempo estesasi  a tutt’Italia. I lavori per la costruzione cominciarono, nonostante le difficoltà, nel luglio del 1838 e terminarono nel gennaio del 1842 (a ridosso, quindi, del 1841, quinto centenario della venuta del Petrarca a Selvapiana).
   L’iscrizione che si trova sulla facciata del Tempietto è stata dettata dal letterato classicista ed epigrafista in volgare Pietro Giordani, cui fu commissionata dal Mistrali nel febbraio 1839, ed è stata incisa da Paolo Toschi.

   All’interno del Tempietto è posta una statua del Petrarca in marmo bianco di Carrara, opera dello scultore parmense Tommaso Bandini: la Società, dopo averne approvato nell’agosto del 1839 il progetto, stipulò con lui un contratto, che prevedeva un compenso di £. 4.000 per la realizzazione della stessa. Nell’ottobre del 1840, dopo quattro mesi di lavoro, il Bandini terminò la statua, che rimase però, a causa dei continui problemi economici della Società, in esposizione nel suo studio di Parma, fino a quando, nel giugno del 1847, grazie anche all’ausilio di alcuni operai specializzati di Carrara, si riuscì finalmente a trasportare la statua da Parma a Selvapiana. La statua vuole raffigurare il Poeta in un angolo della solitudine di Selvapiana ispirato dalla visione di Madonna Laura morta nel finto cielo dello Scaramuzza. L’iscrizione posta alla base della statua è dovuta al Mistrali: essa rievoca in breve l’arrivo del Petrarca a Selvapiana, la folgorazione e l’ispirazione poetica qui improvvisamente ritrovata.
 
   La volta del Tempietto è stata affrescata con la tecnica dell’encausto dal pittore parmense Francesco Scaramuzza: ancora in fase progettuale si prevedeva di non lasciare spoglia la volta e il Toschi allora propose, cercando di rimediare così alla mancanza di fondi della Società, di «farla dipingere» ad uno di quegli artisti che Maria Luigia era solita premiare ogni anno con denaro di una sua cassetta privata. Nel 1841 la Duchessa assegnò £. 1.000 a Francesco Scaramuzza per le pitture del Tempietto di Selvapiana. Lo Scaramuzza cominciò ad affrescare la volta nell’agosto del ’41 per portare a termine il lavoro nel novembre dello stesso anno; risalgono a questo periodo una serie di composizioni con alcuni personaggi incontrati a Selvapiana, eseguite a matita su carta, ora in Collezione Perizzi (eredi del pittore) a Parma. I disegni preparatori dell’affresco sono conservati presso il Museo «Glauco Lombardi» di Parma, mentre i cartoni sono anch’essi in Collezione Perizzi.
   L’affresco scaramuzziano raffigura Laura, la donna amata dal Petrarca, nel suo ‘trionfo’ in cielo dopo la morte; lo spazio della volta è, per così dire, suddiviso da rami di alloro, che convergono al centro in una corona floreale, in otto settori, quattro maggiori e quattro minori: nel maggiore che viene a trovarsi al di sopra della porta sta, appunto, Laura; nei rimanenti tre maggiori invece una coppia di putti; e nei minori un solo putto. I putti sono da interpretarsi, secondo l’esplicita testimonianza dello stesso Scaramuzza, come figure allegoriche (certo di non immediata comprensione).
   L’affresco, danneggiato gravemente in alcune sue parti a causa d’infiltrazioni d’umidità nella copertura, è stato oggetto di  un meticoloso restauro nella primavera del 1998. Il restauro ha teso soprattutto a preservare da ulteriore rovina le pitture dello Scaramuzza ed a restituire loro l’antico splendore (ma anche a mettere in evidenza – nelle parti in cui è caduto l’intonaco affrescato dal pittore - il prodotto dell’incuria degli uomini).
 
   Sui due muri ai lati della statua campeggiano alcune stele marmoree, rispettivamente cinque a destra e cinque a sinistra, che recano dieci sonetti del Canzoniere del Petrarca. Esse non sono che la minima parte di un ambizioso progetto che risale al periodo d’ideazione del Tempietto: le sei facce dell’ottagono (il monumento all’interno è a pianta ottagonale), escluse quella d’entrata e quella ad essa opposta, avrebbero dovuto essere ricoperte da stele marmoree numerate verticalmente in modo progressivo (come se fossero le pagine di un libro) e contenenti le più rappresentative composizioni del Petrarca. Le stele, fatte incidere tra il 1840 e il 1845 a Parma da Tommaso Bandini, ebbero una vicenda travagliatissima: vagabondarono tra Parma e Vignale di Traversetolo; varie volte si tentò invano di trasportarle a Selvapiana; ma solo nel 1934, in occasione del Convegno nazionale petrarchesco di Parma e per iniziativa di un comitato parmense, si riuscì a collocarle nel luogo che spettava loro.

   La gloriosa Società promotrice del Tempietto, priva di forze dopo più di sessanta anni di attività, cedette il monumento petrarchesco alla Provincia di Reggio Emilia, che ne entrò formalmente in possesso nel 1926.

   Nel 2019 sia il Tempietto sia la Casa del custode per volontà congiunta della Provincia di Reggio Emilia e del Comune di Canossa sono tornati agli antichi splendori grazie ad un approfondito intervento di restauro.
 
 
   BIBLIOGRAFIA:

   P.G. Clerici, «Il Sacello petrarchesco di Selvapiana e l’iscrizione di Pietro Giordani», in La Bibliofilìa, 21, 1919, pp. 1-11;

   G. Micheli, «Selvapiana e il monumento al Petrarca», in Cronache d’arte, 4, 1927, pp. 123-145, e 5, 1928, pp. 17-50 poi in estratto: Reggio nell’Emilia, Officine Grafiche Reggiane, 1927;
   
   V. Sgarbi, Francesco Scaramuzza, catalogo della mostra antologica di Sissa per il Bicentenario della nascita (13 settembre-16 novembre 2003), Torino, Allemandi, 2003.

   P. Valesio, «Il tempietto vuoto. Località Petrarca a Selvapiana», in L’orizzonte di bruma. Luoghi del Novecento poetico in Emilia: Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Atti del Convegno, a c. di C. A. Sitta; premessa di E. Raimondi, Modena, Edizioni del laboratorio, 2002 (I libri di Steve, 26), pp. 89-95;

   S. Gibertini-C. Tedeschi, Selvapiana ed il Petrarca. Note storico-critiche sul Tempietto del Petrarca, [con una presentazione di C. Santi], seconda edizione riveduta e corretta, [San Polo d’Enza (RE), Creativ], 2009, pp. 36-55.

   Testo a cura di Simone Gibertini PhD.

Ultimo aggiornamento: 29/04/20