immagine di Canossa

Il Petrarca a Selvapiana


           
«Perciò questo luogo [Selvapiana] è a me più caro d’ogni luogo»
F. Petrarca, Epystole II 16, 55.
 
 
   Francesco Petrarca (Arezzo, 1304-Arquà [Pd], 1374) venne a Selvapiana una prima volta nel  1341: nell’aprile aveva ricevuto la corona poetica a Roma. Di qui nel maggio si recò a Parma, che proprio in quei giorni veniva strappata a Mastino della Scala e conquistata da Azzo II da Correggio e dai suoi fratelli, che il poeta nella canzone Quel ch’ha nostra natura definisce come i «miglior quattro ch’i’conosca».
   Il Petrarca cede alle preghiere dei  Correggio, nuovi signori di Parma, ed acconsente a trascorrere lì l’estate. Amante «dei silenzi dei boschi» e «nato alla solitudine ed alla tranquillità», come dice lui stesso in un’epistola delle Familiari, ottiene dall’amico Azzo di dimorare nei castelli di Rossena (nel reggiano) e del Guardasone (nel parmense – per il quale dettò anche un’epigrafe latina in esametri rimati), i due manieri matildico-canossani che all’epoca dipendevano dai Correggio.
   Probabilmente il Petrarca si trovava al Guardasone, quando un giorno, passeggiando da solo lungo l’Enza, scoprì Selvapiana; così il poeta in un passo dell’epistola Ai Posteri:
 
«E memore dell’onore ricevuto, e angosciato dal timore che potesse apparire attribuito indegnamente, quando un giorno salendo un colle per caso giunsi, al di là del fiume Enza nel territorio di Reggio, in un bosco che ha il nome di Selvapiana, subitamente colpito dalla bellezza del luogo, volsi la penna all’Africa lasciata interrotta, e destato quel fervore d’animo che pareva sopito, quel giorno scrissi un poco».
 
   Il poeta, dunque, «colpito dalla bellezza» di Selvapiana, riprende l’Africa, il suo poema latino che narra della II guerra punica tra Romani e Cartaginesi e delle gesta di Scipione l’Africano, iniziato e lasciato interrotto in quel di Valchiusa, presso Avignone in Francia.
   Una tradizione locale, raccolta ed accettata nel passato da molti dotti, tramanda che il Petrarca avesse in Selvapiana una casa di modeste dimensioni, fattagli costruire da Azzo di Correggio; casa che, rimasta in piedi fino al 1770 quando un tal Matteo Carlini della Cerezzola (borgo sottostante Selvapiana) l’acquistò e l’utilizzò come cava di pietre, già intorno al 1830 era ridotta ad un cumulo di ruderi, proprio nel luogo detto «alle Pendici», dove fu eretto il Tempietto.
   Nel gennaio del 1342 il Petrarca lasciò Parma per recarsi nella sua «solitudine transalpina» di Valchiusa, dove rimarrà fino alla fine del 1343; nel dicembre ’43 durante il viaggio di ritorno a Parma da Napoli, dove era stato mandato come ambasciatore da Papa Clemente VI, scrisse una bella Epystola (II, 16) all’amico e poeta Barbato da Sulmona, nella quale così dipinge Selvapiana:
 
«… Sta su una collina verdeggiante
una grande Selva ed ha, benché posta su un’altura,
                                                   [il nome di Piana.
Qui vedresti aerei faggi stornare il sole                                          25
e le tenere erbe screziare concordemente il suolo  
nei mesi estivi; qui mitiga la calura delle branche
del Cancro l’acqua sorgiva, e le brezze che vengono dai monti
vicini battono la testa e la criniera del Leone.
Gli alti gioghi montani incombono e minacciano il cielo;                  30
l’intera Gallia italica giace ai piedi di chi vi siede
e di fronte si distinguon le Alpi, confine d’Italia.  
Mille specie di uccelli e di fiere attraversano ed
abitano il sacro bosco, e un ruscello d’acqua fresca
scorre nell’ombra, crescon l’erbe nei meandri irrigui.                      35
In mezzo c’è un letto di fiori, che non eresse
con zolle una mano umana, ma che la stessa natura
amica ai poeti, procurato il luogo, creò .
Qui il canto degli uccelli con il mormorio della fonte
favorisce i piacevoli sonni; procura gradito giaciglio l’erba,              40
i rami riparano dal sole con le loro fronde, il monte allontana
                                                     [il soffio dell’Austro;
l’irsuto porcaro teme di violare questo luogo coi piedi;  
il contadino lo indica con il rastrello e con il dito e da una
altura il guardiano dei boschi lo venera timoroso. 
Dentro v’è un meraviglioso odore ed è un rifugio assai simile
                                                                                  [ai Campi
Elisi e dimora tranquillissima per le fuggiasche Muse».                   45
 
 
   Tra il 1343 e il 1345 il Petrarca è di nuovo a Parma: a Selvapiana, il suo «Elicona italiano», ritorna per ritrovare l’antica ispirazione e completare finalmente la tanto amata Africa. Nel gennaio ’45 il poeta fugge da Parma assediata dalle truppe dei Visconti; nei pressi di Reggio incappa in una banda di ladroni, dall’assalto n’esce ferito e trova ospitalità nella rocca di Scandiano; di qui si rifugia poi a Bologna.
   Ricapitolando, gli anni che interessano Selvapiana sono, nell’ordine, 1341-1342 e 1343-1345: il Petrarca dopo il 1345 mise ancora piede a Selvapiana? Forse nella primavera del 1362, quando passò un mese circa nella rocca del Guardasone, ma niente di più si può dire.
A questo soggiorno parmense-reggiano si devono far risalire oltre alla suddetta Africa (incompiuta), ed in particolare i libri V-IX del poema, i Rerum memorandarum libri, raccolta (incompiuta anch’essa) in quattro libri di aneddoti storici illustranti le varie virtù; e svariati componimenti del Canzoniere, tra i quali ricordiamo le canzoni In quella parte dove Amor mi sprona, Di pensier in pensier di monte in monte e anche, secondo il Carducci-Ferrari, la famosa Italia mia, benché il parlar sia indarno.


    BIBLIOGRAFIA:

    I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani […], vol. II, Parma, dalla Stamperia reale, 1789, pp. i-xlviii;  

    F. Niccolai, Petrarca a Selvapiana e nelle dimore di Parma, Borgo S. Lorenzo, Mazzocchi, 1910;

    F. Rizzi, Francesco Petrarca e il decennio parmense (1341–1351), Torino [ecc.], Paravia, 1934;

    I parchi letterari, a c. di S. Nievo, vol. I: Dal XII al XVI secolo, Roma, Abete, 1990, pp. 81-87;

    G. Reggiani, «La solitudine del Petrarca a Parma», in Aurea Parma, 88, 2004, pp. 221-238;

    L. Boneschi, Francesco Petrarca, documentario per la serie «La Selva delle Lettere», prodotto da Pupi e Antonio Avati per DEAFILM-TV2000 e trasmesso il 22.01.2011 sulla rete TV2000;

    U. Dotti, Petrarca a Parma, Reggio nell’Emilia, Diabasis, 2006 (Carte di lavoro, 1);

    N. Longo, Petrarca: geografia e letteratura da Arezzo ad Arquà, da Parigi a Praga, passando per Roma, Roma, Salerno editrice, 2007, pp. 55-56 e 62;

    S. Gibertini-C. Tedeschi, Selvapiana ed il Petrarca. Note storico-critiche sul Tempietto del Petrarca, [con una presentazione di C. Santi], seconda edizione riveduta e corretta, [San Polo d’Enza (RE), Creativ], 2009, pp. 14-35.

    G. Galli, «Il bosco e la casa: luoghi parmensi del Petrarca», in Petrarca e i suoi luoghi. Spazi reali e paesaggi poetici alle origini del moderno senso della natura, a c. di D. Luciani e D. Mosser, Treviso, Fondazione Benetton studi ricerche-Canova, 2009 (Memorie, 13), pp. 99-103;

    U. Dotti, I soggiorni di Petrarca a Parma, in Storia di Parma, vol. IX: Le lettere, a c. di G. Ronchi, [Parma], Monte Università Parma, 2012, pp. 27-55.


   Testo, traduzioni dal latino e bibliografia per le cure di Simone Gibertini PhD.


Ultimo aggiornamento: 29/04/20