immagine di Canossa

La famiglia Canossa dopo Matilde

Origini lontane   
Il nome di «Canossa» resta legato alla storia d’Italia e d’Europa dal secolo XI dell’era cristiana, quando la famosa contessa Matilde (1046 -1115) esercitò per circa mezzo secolo la sua forte influenza politica.
Alcuni studiosi di genealogie si erano affannati a dimostrare il legame di sangue della famiglia con il celebre casato comitale di Toscana della famosa contessa Matilde (1050-1115). Il legame di sangue finora non è chiaro: qualcuno parla di un ramo collaterale di «lontani» cugini di Matilde. Certamente il legame di successione feudale è storico e la parentela con Matilde fu sempre rivendicata e difesa, non solo per ragioni di affetto e ammirazione, ma ancor più per ragioni politiche.
Storicamente si sa che dal 1160 ci fu chi tenne i castelli di Canossa in Val d’Enza con Bianello, Gesso sul Crostolo e Paderna, col nome di Canossa ereditato per sangue forse, certamente rivendicato e tenuto per diritto di successione feudale.
La famiglia si sviluppò in più rami, di cui non è stata completamente chiarita la genealogia almeno per i primi due secoli, benché la presenza di membri del casato sia attestata abbastanza frequentemente.
   
I Canossa a Verona
Da un ramo della famiglia «Canossa» provenne Simone, capitano di ventura o per lo meno comandante di truppe al seguito di Muzio Attendolo Sforza e poi alle dipendenze della Repubblica di Venezia.
Nel 1414 Simone acquistò in Grezzano i beni che erano stati confiscati ai Dal Verme, ribelli alla Repubblica e prese dimora in Verona. La famiglia abitò in un primo tempo nella contrada di S. Maria Antica, poi in quella di S. Cecilia; più tardi si trova in contrada di S. Pietro Incarnario e infine dal 1531 in contrada di S. Martino Aquario, cioè nell’attuale Corso Cavour, verso Castelvecchio. Nel 1529 i Canossa avevano già dato incarico a Michele Sammicheli della costruzione di un nuovo palazzo, condotto a termine poi tra il 1530 e il 1537. Da quel tempo abitarono sempre in quello stabile, che fu poi modificato con l’aggiunta di una balaustra nel secolo XVIII, quando fu anche arricchito delle pitture di G.B. Tiepolo. (Quest’opera pittorica andò rovinata durante la guerra del 1940-45). In questo palazzo nacque e trascorse la giovinezza Maddalena Gabriella. Simone di Canossa oltre che aver acquistato i beni di Grezzano e aver preso dimora in Verona, nel 1432 dall’Imperatore Sigismondo ottenne l’investitura dei feudo di Canossa e di Grezzano e il titolo di Conte. Nel secolo XVII i Canossa di Verona ottennero dai Duchi di Mantova il feudo di Caliano nel Monferrato con annesso il titolo di Marchese. Dal 1478 la famiglia era stata annoverata tra quelle del nobile consiglio di Verona; da quel tempo il rilievo della famiglia nella vita cittadina fu costante con possibilità di spiccare a seconda delle doti di cui si trovarono forniti i membri del casato nelle diverse epoche e nelle differenti circostanze storiche.
   
La gloria di famiglia
I Canossa di Verona ebbero già nel primo secolo della loro presenza in città la felice sorte di dare un personaggio illustre, Ludovico, vescovo di Bayeux e legato di Papi per vari incarichi, amico del vescovo Gian Matteo Gíberti, morto nel 1532. Tra l’altro lasciò dei beni che servirono al Giberti per lavori di completamento della cattedrale. Il suo corpo fu sepolto nel coro della cattedrale. Fu personaggio di grande rilievo e tale da assicurare una gloriosa fama al nome della sua famiglia. Non mancarono in seguito altri membri del casato che si distinsero per relazioni sociali e per impegni assunti, tanto da ottenere nuovi feudi e titoli di nobiltà. Il rilievo e la fama della famiglia ebbero un notevole fulgore tra il secolo XVIII e il XIX a motivo di tre personaggi insigni: la marchesa Maddalena Gabriella, il card. Luigi, vescovo di Verona e il marchese Ottavio. Certamente Maddalena ricevette vantaggi dal nome di famiglia - prima di tutto una tradizione di educazione alle relazioni sociali, alla gestione di una casa e di svariati affari; inoltre la possibilità di molte relazioni con personaggi ragguardevoli, opportunità non insignificante per tutte le sue iniziative. Insieme la famiglia le offriva una solida tradizione religiosa, che certamente aveva bisogno, come sempre, di essere personalizzata e resa autentica da un nuovo impegno. Maddalena fece tesoro di ciò che le era stato trasmesso col nome illustre, e nello stesso tempo attuò una singolare contestazione del carattere di esteriorità in cui talvolta può esaurirsi anche la più famosa e rinomata tradizione di nobiltà. Maddalena portò al nome della sua famiglia la grandezza della carità e del servizio assunto ed esercitato in nome di Cristo.




Maddalena di Canossa   
Maddalena nasce il 10 Marzo nel meraviglioso Palazzo Canossa, dal marchese Ottavio e dalla contessa Teresa Szluha della nobiltà magiara. La nascita di un’altra bambina, dopo Laura, é un’amara delusione per i nobili genitori che attendevano un figlio destinato ad accogliere col nome l’eredità del casato e a trasmetterne la gloria. L’erede atteso, Bonifacio Canossa nascerà il 21 agosto 1776 e a lui faranno seguito altre due bambine, Rosa ed Eleonora.
Il 2 marzo però la piccola riceve il battesimo nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo e, crescendo, manifesta un’indole esuberante a volte capricciosa, noncurante della compassata gravità che esigono famigliari e maestri. "Preoccupa" dice la mamma. "Personalità precoce e forte" dicono altri. "E’ tanto sensibile, prega come un angelo, ha un cuore d’oro: i poveri la commuovono" afferma la cameriera.

1779. La bella famiglia con cinque figli é completa e vive giorni sereni nell’agiatezza e nell’amore, ma sarà per poco tempo. Il 5 ottobre, durante un’escursione, il marchese Ottavio di appena 39 anni, é colpito da improvviso malore e muore il giorno dopo. Questo fece piombare nello sgomento e nel lutto Casa; Maddalena, bambina precoce, sensibilissima, affettuosa, intuisce, sia pur confusamente, il vuoto che si crea nella sua esistenza.

1781. La vedova di Ottavio di Canossa, di provenienza straniera, sola donna nel vasto palazzo, a 27 anni, con cinque figli da educare, é troppo giovane per portare da sola il peso della sua solitudine di madre, di sposa, di padrona di casa cosi il 25 agosto Teresa Szluha si unisce in seconde nozze, in S. Lorenzo, al marchese Odoardo Zenetti di Mantova e abbandona per sempre Verona. I cinque figli del marchese Ottavio restano doppiamente orfani.
Maddalena subisce il nuovo colpo accentuando l’inconscia aspirazione a una felicità meno fragile e vulnerabile. Sotto l’azione della grazia che la conduce verso vie impensate, comincia a scoprire in Dio la paternità che non muore, nella Madonna la maternità che non abbandona mai.

L’istitutrice. Il compito di educatrice delle giovanissime Marchesine viene affidato a Francesca Capron, di nazionalità francese, che si propone di farne dame perfette secondo le esigenze dell’alta società del tempo.
La vivacità di temperamento e la mente aperta di Maddalena captano, in un primo tempo, le simpatie dell’istitutrice che indulge e copre le incomposte manifestazioni del carattere della bambina, compromettendo la buona riuscita dell’educazione.
Nonostante l’irruente vivacità, Maddalena schietta, retta, sente molto la pietà, ama la religione. Intelligente, coglie subito certe stonature morali e francamente le rifiuta.
"Una bugia? Mai!" Preferirà il castigo meritato per il malestro commesso. Ferita nel suo orgoglio, l’istitutrice che l’aveva consigliata a mentire per evitare un rabbuffo, spinta da altri episodi simili, cambia con lei nettamente il contegno. Le preferenze indulgenti si mutano in maligna persecuzione che durerà sette anni.
E Maddalena tace. Sa d’essere sventata, caparbia, "cattiva", dice lei, riconosce di meritare quelle punizioni e vieta alle sorelle di parlare in sua difesa.
Al sole della grazia matura a poco a poco in lei un’adolescente riflessiva, pia, umile, capace di tacere, di perdonare. Si allontana sempre più da quel modello di dama che è l’ideale della Capron, il che n’accentua l’ostilità.

Nuova potatura. Una ventata d’aria nuova sembra entrare a Palazzo, quando la Capron lascia la famiglia Canossa per sposare il professor Mondini, l’insegnante d’italiano che Maddalena non vuole più, né per sé né per le sorelle.
La fedeltà al misterioso ideale affascinante anche se appena intravisto, ha chiesto alla giovinetta uno sforzo superiore all’età, alle esigenze dello sviluppo psicofisico. L’esuberanza, eccessivamente compressa, ha inciso sulla sua salute. Maddalena è obbligata a letto prima da una febbre violenta, non bene diagnosticata, che fa temere della sua vita, poi da una dolorosa sciatica, seguita da vaiolo.
E’ la potatura del Vignaiuolo Divino che farà sbocciare, sui quindici anni, la vocazione di Maddalena. Nelle interminabili notti della malattia ella prega, prega; nella lunga solitudine imposta dalla natura del male che l’ ha colpita, le è compagna la Vergine Maria, la Mamma Celeste, la confidente a cui tutto racconta, tutto affida. L’incanto di una vita mondana si dissolve ... la sua scelta è fatta!
La sorella Laura è prossima al matrimonio e gli zii pensano ora a Maddalena, sognando per lei un partito altrettanto fortunato come quello della sorella. Grande quindi lo stupore di tutti quando Maddalena, amabilmente celiando, rivela di aver trovato da sé lo sposo più bello, più ricco, più fedele che desiderar si possa. Nozze principesche? Nozze divine, con Cristo! Sposa sì, ma del Re dei vergini! Madre, sì, ma di quelle povere fanciulle pezzenti, affamate, abbandonate, che per la strada le tendono insistentemente la mano per avere una moneta. Poter donare loro tutto il cuore, tutta la vita, tutte le premure di una madre! Lei sa cosa significhi averla perduta quando non si cercano che le sue carezze! Poter donare soprattutto il grande Tesoro che ha scoperto, Gesù, via, verità, vita, amore senza confini, far loro conoscere la Mamma che ama, che soccorre sempre, che salva in vita e in morte, che è conforto quaggiù a tutti i dolori perché è l’Addolorata per eccellenza. Poter essere madre, ma di una maternità senza confini.

Dopo la bufera. Essere tutta del Signore e dei poveri: che sogno! Ma dove? Come? Per consacrarsi totalmente a Dio non c’è che il monastero, dove silenzio e solitudine, preghiera e penitenza guidano l’anima all’intimità con Dio. Né Maddalena, né la sua guida spirituale, un Padre Carmelitano, vedono altra strada. Mentre a Palazzo Canossa ci sono preparativi di nozze, Maddalena chiede e ottiene di allontanarsi per un’esperienza claustrale; e va.
Quanto è bello il chiostro! Tutto le piace, tutto la porta al Signore, ma ... le grate le tolgono il respiro. Le sue care fanciulle non ci sono. Sono fuori, di là dalle grate, per le strade. Le sembra talvolta di udirne le voci: "Marchesa..Marchesa.." Chi farà loro assistenza? Chi le istruirà per far loro conoscere e amare il Signore?
Trascorso il tempo convenuto, ritorna in famiglia, dibattuta fra due ideali, ma decisa a seguire l’unica via aperta. E riparte per una nuova esperienza, questa volta nel Carmelo di Conegliano. " Non è questa la sua strada" le dice una voce autorevole e Maddalena, dopo tre giorni ritorna a Verona, angustiata, ma non abbattuta. In una vita di intensa preghiera e di opere di carità, riprende la ricerca della Volontà divina.

In ascolto della Parola di Dio. Il suo nuovo direttore spirituale, Don Luigi Libera, guida saggia, prudente, illuminata e paziente, la educa all’attenzione a Dio, a " fare un gran conto delle Sue mozioni" e Lui non tardò a manifestarsi. Le parole dell’angelo a Tobia (12, 11) le rivelarono il segreto del re: egli presentava a Dio tanto le sue preghiere come le opere di misericordia, mentre agli occhi del mondo sembrava ricompensato colla sofferenza. Le opere di carità quindi valgono molto davanti a Dio, non meno della preghiera: scoprì la sua vocazione nella vita attiva. Le occasioni non le mancavano con i malati in casa. Il salmo "Miserere", che Don Libera le aveva insegnato a recitare ogni giorno, l’aiutava a liberarsi dai suoi sensi di colpa abbandonandosi alla misericordia di Dio; ma la spingeva anche a diventare misericordiosa: "insegnerò agli erranti le tue vie" (Sal 50,15). Fece la catechista della sua servitù.
Il Vangelo "Andate per tutto il mondo..." (Mc 16,15) la commoveva e la spingeva con ansia ad una missione universale. Unica sua preoccupazione: che si realizzasse solo e sempre la "gloria di Dio"
Il fulcro di questa forza che la spinse ai fratelli lo trovò nel Cristo Crocifisso: "Inspice et fac", contempla ed agisci. Lì incontrò il modello, trovò la regola d’oro della sua vita, l’Amore più grande!
Don Libera insiste soprattutto sui mezzi pratici di santificazione: orazione, Sacramenti, giaculatorie, pratica della confessione e della direzione spirituale, opere di carità, adesione semplice e amorosa alla Volontà del Signore nella vita di ogni giorno. Il buio si squarcia il giorno in cui Maddalena rivela al direttore spirituale, per la prima volta, le sue "fantasie interiori": una visione sterminata di bambine povere, di fanciulle e di povere donne da accogliere, da confortare, da togliere dalla miseria materiale e morale per istruirle e salvarle dal peccato e dal vizio. Don Libera risponde senza esitazione: "Io la esorto con tutto il vigore di dare mano all’istruzione delle ragazze. Animo, coraggio. Speriamo con grande confidenza in Dio".

Un progetto. Accesa di carità, Maddalena si apre al grido dei poveri affamati di pane, di istruzione, di comprensione, della Parola di Dio. Li scopre nei quartieri periferici di Verona, dove i riflessi della Rivoluzione francese, le alterne dominazioni di Imperatori stranieri, le Pasque veronesi, avevano lasciato segni di evidenti devastazione e di umane sofferenze. Ella cerca e trova le prime compagne, chiamate a seguire Cristo povero, casto, obbediente e inviate a testimoniare la sua Carità incondizionata tra i fratelli.
Nel 1808, superate le ultime resistenze della sua famiglia, Maddalena lascia definitivamente il palazzo Canossa per dare inizio, nel quartiere più povero di Verona, a quella che interiormente riconosce essere la volontà del Signore: servire gli uomini più bisognosi con il cuore di Cristo!

Una profezia. La Carità è un fuoco che si dilata! Maddalena si rende disponibile allo Spirito che la guida anche tra i poveri di altre città: Venezia, Milano, Bergamo, Trento ... In pochi decenni le fondazioni della Canossa si moltiplicano, la Famiglia religiosa cresce a servizio del Regno!
L’amore del Crocifisso Risorto arde nel cuore di Maddalena che con le compagne diviene testimone dello stesso amore in cinque ambiti specifici: la scuola di carità per la promozione integrale della persona; la catechesi a tutte le categorie, privilegiando i lontani, l’assistenza rivolta soprattutto alle inferme degli ospedali; seminari residenziali per formare giovani maestre di campagna e preziose collaboratrici dei parroci nelle attività pastorali; corsi di Esercizi spirituali annuali per le dame dell’alta nobiltà, allo scopo di animarle spiritualmente e coinvolgerle nelle varie opere caritative. In seguito questa attività viene rivolta anche a tutte le categorie di persone.
Attorno alla figura e all’opera di Maddalena gravita una fioritura di altri testimoni della carità: la Naudet, il Rosmini, il Provolo, lo Steeb, il Bertoni, la Campostrini, la Verzeri, la Renzi, i Cavanis, tutti fondatori di altre Famiglie religiose.

Una famiglia. L’Istituzione delle Figlie della Carità tra il 1819 e il 1820 ottiene l’approvazione ecclesiastica nelle varie Diocesi dove le Comunità sono presenti.
Sua Santità Leone XII approva la Regola dell’Istituto, con il Breve Si Nobis, il 23 dicembre 1828.
Verso la fine della vita, dopo ripetuti falliti tentativi con don Antonio Rosminí e don Antonio Provolo, Maddalena riesce a dare avvio anche all’Istituto maschile da lei progettato sin dal 1799.
Il 23 maggio 1831 a Venezia apre il primo Oratorio dei Figli della Carità per la formazione cristiana dei ragazzi e degli uomini, affidandolo al sacerdote veneziano don Francesco Luzzo, coadiuvato da due laici bergamaschi: Giuseppe Carsana e Benedetto Belloni.
Maddalena chiude la sua intensa e feconda giornata terrena a soli 61 anni. Muore a Verona assistita dalle sue Figlie il 10 aprile 1835, venerdì di Passione!


Ultimo aggiornamento: 28/11/08